LaRizzo, proviamo a metterci nelle sue scarpe...

Un po' con la testa tra le nuvole e un po' con i piedi ben piantati per terra... è "Con le mie scarpe", nuovo singolo di LaRizzo, cantautrice, in cui riconosciamo una vena romantica e audace tra la voglia sognare e il coraggio di affrontare la vita...

Chi è LaRizzo? Come ti racconteresti a chi non ti conosce?
Non riesco a rispondere “una cantautrice”, perché ho grande rispetto per questa definizione quindi preferisco dire di essere semplicemente una cantante che scrive le proprie canzoni. Ho una scrittura “intima” che parla di me e questo a volte spaventa, è come spogliarsi davanti a chi ti ascolta e, per lungo tempo, ho creduto che questo mi rendesse vulnerabile, poi ho preso consapevolezza del fatto che è l’unico modo che conosco per esprimermi e non si può andare contro la propria natura, soprattutto quando la scrittura diventa un’esigenza.
Le scarpe, possiamo asserire, senza timore di smentita, che non esiste donna “allergica” alle scarpe? Croce e delizia dello shopping femminile, ma anche un oggetto che si presta a molte metafore. Il tuo lavoro s’intitola “Con le mie scarpe”, un viaggio che inizia, prima di tutto dentro te stessa, infatti, il testo è il racconto di un percorso tuo personale...
Dal titolo del brano sembrerà strano, ma in realtà cammino quasi sempre scalza. Odio i tacchi e posso essere vestita in modo elegante con ai piedi un paio di sneakers (una sola marca e sempre il solito modello). Di solito una donna pensa all’estetica io a stare comoda! “ Con le mie scarpe” vede la luce a St. Stephen’s Green in un periodo in cui ho vissuto a Dublino ed è una presa di coscienza, l’accettarsi per quello che si è, la voglia imparare dagli errori cercando di non “inciampare” e “cadere” di nuovo, ma anche una dichiarazione di indipendenza.
Il tuo progetto discografico è prodotto artisticamente da Edoardo Musumeci, come e quando vi incontrate musicalmente?
Con Edoardo ci conosciamo da un po’ di anni. Abbiamo iniziato lavorando insieme in trio con una mia vecchia formazione ma, artisticamente e umanamente ci siamo avvicinati appena abbiamo iniziato ad esibirci in duo. Abbiamo un modo di vedere la musica molto simile. Non solo note, ma vibrazioni, comunicazione e scambio continuo. Edo è una persona molto esigente e riservata, quindi considero un privilegio la possibilità di lavorare con lui. La sua voglia di credere nel mio progetto inedito arriva esattamente un anno fa. Ero appena tornata dall’Irlanda con la voglia di ripartire a breve, mi chiamò una sera dicendomi “Rizzo ho deciso di produrre i tuoi pezzi…proviamoci, tanto sei sempre in tempo a tornare a Dublino”. Così sono arrivata da lui con i miei fogli pieni di idee e lui ha iniziato a lavorare con la calma e la dedizioni di chi musicalmente ti conosce molto bene e vuole confezionare un abito su misura.
Le tue note biografiche rivelano un cammino lungo, fatto di un grosso lavoro che ti ha consentito di acquisire assolutamente una tecnica vocale, ma anche una padronanza del canto che ti consente di giocare a tuo piacimento con questo strumento bellissimo ch’è la tua voce. La tecnica toglie anima al canto?
Penso che la tecnica si possa imparare e che sia indispensabile per cercare nuove forme di espressione e mantenere in salute il proprio strumento, l’anima la devi possedere. Sono una perfezionista e lo conferma il fatto che a 35 anni non ho mai smesso di studiare. Devo dire la verità, c’è stato un momento in cui non riuscivo a trovare connessione tra cuore e voce perché troppo concentrata sul tecnicismo, ma credo che sia una fase che tutti passano, il tempo di metabolizzare le nuove informazioni e metterle in pratica. E’ come quando i bambini imparano a muovere i primi passi. Li vedi concentrati su ogni singolo movimento quasi da sembrare dei robot…poi non ci pensano più e iniziano a correre. Quando finalmente si sgancia la testa e si inizia a seguire solo il cuore, tutto quadra, ma ripeto… ci sono cose che la natura ti deve aver donato, altrimenti si rimarrà solo degli ottimi esecutori. Quando ho capito questo ho finalmente accettato le imperfezioni lasciando spazio alle emozioni.
Facciamo un passo indietro, ti sei avvicinata alla musica da piccolissima, quando hai avuto la certezza che fosse la tua strada?
Credo che la musica non si scelga, ma sia lei a scegliere te. I miei genitori raccontano che passavano notti in bianco perché cantavo tutta la notte le sigle dei cartoni animati. Sono stata fortunata perché sono cresciuta in una famiglia molto rispettosa dell’arte in genere e quando si sono resi conto che passavo le giornate al giradischi mi hanno detto che per cantare o suonare uno strumento avrei dovuto studiare seriamente. Quindi posso dire che forse l’ho sempre saputo che era la mia strada, è stato necessario, solo un po’ di tempo per prenderne coscienza. Non sono mancati i momenti di crisi e non mancano ancora oggi. Quando scegli di essere un musicista la tua vita è fatta di continui up & down, ma l’ho messo in conto. Non potrei immaginarmi a fare qualcos’altro…lo conferma l’aver lasciato la facoltà di giurisprudenza a pochi esami dalla fine. La vita è una e va vissuta facendo ciò che ci fa stare bene.
I riconoscimenti non sono mancati nella tua carriera, non ultimo un ottimo secondo posto al “Lennon Festival 2015”, ci si abitua ai premi? O rimane comunque un’emozionante attestazione al tuo lavoro?
Vivo tutto intensamente e mi emoziono facilmente, spero che questo non cambi mai. Non è il premio in sé, ma il fatto di sapere che quello che hai da dire è arrivato al cuore di chi sta ascoltando, diventa questa la vittoria più grande.
Tutti possediamo un cassetto che contiene i nostri sogni e i nostri desideri, abbiamo la possibilità di realizzarne uno, qual è il sogno de LaRizzo?
Spero di diventare ogni giorno una persona migliore e sto cercando di imparare a vivere serenamente il presente. In questo momento l’uscita del singolo è sicuramente un sogno che si realizza, domani penserò al prossimo.
(di Antonella Gucci)

Vivo tutto intensamente e mi emoziono facilmente, spero che questo non cambi mai.
Non è il premio in sé, ma il fatto di sapere che quello che hai da dire è arrivato al cuore di chi sta ascoltando,
diventa questa la vittoria più grande